Intentando recordar y expresar, pensando en las dos semanas ya pasadas -tan lejanas y tan cotidianas, pegadas a la piel-, en este enredo de sensaciones y emociones -de las más disparatadas-, entre los momentos y las miles de palabras que es difícil ordenar, en aquellos lugares estupendos y desolados, lo que vuelve más a menudo a mi mente son las miradas, los encuentros de un instante, los de pocas horas y los de algunos días. Las existencias.

Il primo incontro è stato senza alcun dubbio quello con la amica di papà in aeroporto. Un incontro non casuale, una spinta, un incoraggiamento, una conferma: dovevo partire!
E poi non voglio dimenticare quella mamma sul treno, che poteva essere una hippy cresciuta, ed ora calma e sorridente, paziente e felice di vivere. I suoi bambini euforici stavano riempiendo di parole, abbracci e sorrisi una nonna inglese appena arrivata con l'aereo. Che tenerezza! Era sicuramente da tanto tempo che non la vedevano e non stavano perdendo tempo:la bimba aveva cominciato la scuola di danza, suo fratello non so a che sport si dedicava. Parlavano un buon inglese (migliore del mio!!) però ogni tanto non si rcordavano una parola e correvano dalla mamma a chiedere che traducesse dall'ebraico all'inglese. La mamma con la valigia sorrideva e guardava, la nonna sembrava di quelle signore da telefilm americano: una donna distinta e moderna, preda di due niptini innamorati di lei.
E questa bimba israeliana aveva una kefia al collo.
Al loro fianco tantissimi soldati con mitraglietta. Giovani, belli, belle, con quella divisa, la valigia e quell'arma. A Tel Aviv sono tutti soldati.
E poi non voglio dimenticare quella mamma sul treno, che poteva essere una hippy cresciuta, ed ora calma e sorridente, paziente e felice di vivere. I suoi bambini euforici stavano riempiendo di parole, abbracci e sorrisi una nonna inglese appena arrivata con l'aereo. Che tenerezza! Era sicuramente da tanto tempo che non la vedevano e non stavano perdendo tempo:la bimba aveva cominciato la scuola di danza, suo fratello non so a che sport si dedicava. Parlavano un buon inglese (migliore del mio!!) però ogni tanto non si rcordavano una parola e correvano dalla mamma a chiedere che traducesse dall'ebraico all'inglese. La mamma con la valigia sorrideva e guardava, la nonna sembrava di quelle signore da telefilm americano: una donna distinta e moderna, preda di due niptini innamorati di lei.
E questa bimba israeliana aveva una kefia al collo.
Al loro fianco tantissimi soldati con mitraglietta. Giovani, belli, belle, con quella divisa, la valigia e quell'arma. A Tel Aviv sono tutti soldati.
El primer encuentro fue con la amiga de mi padre en el aeropuerto. Un encuentro no casual, un empuje, una confirmación: ¡tengo que ir!
Luego no quiero olvidar esa mamá, en el tren, podía ser una hippy crecida y ahora calma, con una bella sonrisa, paciente y feliz de vivir. Sus niños, exaltados, estaban recubriendo de abrazos, palabras y sonrisas una abuela inglés que acababa de llegar con el avión. ¡Qué tiernos! Seguro que desde hace tiempo no la veían y no perdieron tiempo:la niña había empezado un curso de danza y el niño no recuerdo a qué deporte se había apuntado. Hablaban un buen inglés (¡¡mejor que el mío!!) pero de vez en cuando no recordaban alguna palabra y corrían a preguntar a mamá que traduciese del hebreo al inglés. Mamá con la maleta sonreía y miraba, la abuela se parecía a una de esas mujeres de serie americana: una mujer elegante y enroyada, entregada a esos dos nietos enamorados de ella.
Y esta niña israelí tenía un palestino al cuello.
Alredeor muchísimos soldados con mitralleta. Jovenes, guapos, guapas, con esa divisa, la maleta y esa arma. En Tel Aviv todos son soldados.
Tutti tranne Gilaad che mi aspettava seduto su una panchina all'uscita dalla stazione. L'ho riconosciuto subito grazie alla foto che mi aveva mandato due giorni prima. Timido, ma cordiale e molto accogliente. Le parole ci hanno trascinato fino a casa sua. Domande curiose e desiderio di capire e confotarsi sono sfociati subito nei grandi discorsi politici e hanno lasciato quei punti interrogativi che avrebbero trovato qualche risposta solo al mio ritorno.
Non ci sono stati imbarazzanti silenzi, ma subito una bella sintonia, una bella atmosfera. Il mio viaggio è cominciato a casa di un israeliano argentino che mi ha indicato senza pregiuizi la strada verso Ramallah. Mi ha aperto la porta: è stato il mio lascia-passare in aeroporto e poi la mia guida verso la meta, verso l'inizio del vero viaggio, la spinta dall'altra parte del muro.
Era il 23 luglio: il primo giorno del resto della mia vita.
Todos excepto Gilaad, que me esperaba sentado en un banco a la salida de la estación. Lo he reconoido enseguida gracias a la foto que me había enviado dos días antes. Timido pero cordial y muy acogedor. Las palabras nos han llevado hacia su casa. Preguntas curiosas y deseo de entender y comparar desembocaron rapidamente en los grandes discursos políticos y dejaron esas interrogaciones que hallarán algunas respuesta sólo a la vuelta.
No hubo silencios embarazosos, sino una bella sintonía, una bella atmofera. Mi viaje empezó en casa de un israelí argentino que me indicó sin prejuicios el camino hacia Ramallah. Me abrió la puerta: fue mi pase en el aeropuerto y después mi guía hacia la meta, hacia el comienzo del verdadero viaje, el empuje hacia el otro lado del muro.
Era el 23 de julio: el primer día del resto de mi vida.
No hubo silencios embarazosos, sino una bella sintonía, una bella atmofera. Mi viaje empezó en casa de un israelí argentino que me indicó sin prejuicios el camino hacia Ramallah. Me abrió la puerta: fue mi pase en el aeropuerto y después mi guía hacia la meta, hacia el comienzo del verdadero viaje, el empuje hacia el otro lado del muro.
Era el 23 de julio: el primer día del resto de mi vida.
Arrivai velocemente all'università di Birzeit e sembrava che il Destino mi avesse preso per mano: quando scesi dal pullman a Gerusalemme, con il mio sguardo perso e senza sapere dove andare, comparve Reut, una ragazza di Haifa che aveva vissuto un anno in Olanda e mi ha accompagnata a chiedere che autobus prendere fino alla Porta di Damasco, mi ha lasciato il numero di telefono della compagnia degli autobus e il suo. Dopodiché, trovato il pullman numero 6 chiedo all'autista di indicarmi dove scendere: un disastro! Mi risponde a gesti e non perchè non parlasse inglese ma perchè non voleva perdere tempo con una straniera che per di più va verso la parte araba della città. Antipatico!! Nonostante tutto capisco dove scendere e appena metto piede sull'asfalto rotto di questa Gerusalemme che è tutta un cantiere. Un altro incontro: un signore arabo che mi indica la strada -e quasi mi accompagna- verso la fermata degli autobus arabi che vanno in Cisgiordania. "Vai a Ramallah? Sei sposata? Posso venire con te?" "jejeje! Mutazawigia, mutazawigia!" ..."Look! They're going to La Mecca. Pilgrim, pilgrim" Un gruppo di uomini in tunica bianca e donne i tunica nera intonavano preghiere e scortati da alcuni poliziotti cominciavano il loro pellegrinaggio.
Ed eccomi a Ramallah. Scendo dal pullman e una ragazza, dopo aver scoperto che andavo all'università di Birzeit, mi prende per mano e mi accompagna esattamente fino all'ufficio di Ghaada, l'organizzatrice del campo. Non ricordo il suo nome, ma non posso dimenticare la sua gentilezza! Era di Gerusalemme, ma studiava economia a Birzeit (passava tutti i giorni dal check point!). L'abito nero e il velo non nascondevano il suo sorriso così premuroso ed ospitale.
Sono arrivata dove tutto avrà inizio.
Ed eccomi a Ramallah. Scendo dal pullman e una ragazza, dopo aver scoperto che andavo all'università di Birzeit, mi prende per mano e mi accompagna esattamente fino all'ufficio di Ghaada, l'organizzatrice del campo. Non ricordo il suo nome, ma non posso dimenticare la sua gentilezza! Era di Gerusalemme, ma studiava economia a Birzeit (passava tutti i giorni dal check point!). L'abito nero e il velo non nascondevano il suo sorriso così premuroso ed ospitale.
Sono arrivata dove tutto avrà inizio.
Llegué rapidamente a la Universidad de Birzeit y fue como si el Destino me hubiese cogido la mano: cuando bajé del bus en Jerusalén con la mirada perdiday sin saber a donde ir, apareció Reut, una chica de Haifa que vivió por un año en Holanda y me acompañó a pedir informaciónes, me dejó el número de teléfono de la compañía deautobuses y e suyo. En el autobus número 6 pedí al chofer de avisarme cuando llegaramos a la Puerta de Damasco: ¡qué desastre! Me contesta con gestos y no era porque no sabía el inglés sino porque no quería perder tiempo con una extranjera que además iba hacia la parte áraba de la ciudad. ¡qué antipatico! No obstante, entiendo donde tengo que bajar y pongo el pié en el asfalto roto de una Jerusalén en obra. Otro encuentro: un señor árabe que me indica el camino -y casi me acompaña- hacia la parada de los autobuses que van a Cisjordania. "Vas a Ramallah? Estás casada? Puedo ir contigo?" "jejeje! Mutazawigia, mutazawigia!" "...Look! They're going to La Meca. Pilgrim, pilgrim." Un grupo de hombres en blanco y mujeres en negro entonaban plegarias y, escoltados por algunos policias, empezaban el peregrinaje a La Meca.
Ya estaba en Ramallah. Bajo del bus y una chica descubre que iba a Birzeit, me coge la mano y me acompaña exactamente hasta la oficina de Ghaada, la organizadora del campo. No recuerdo su nombre, pero no puedo olvidar qué amable fue. Era de Jerusalén y estudiaba economía en Birzeit (¡iba y venía todos los días a través del check point!). Su vestido negro y el velo no escondían su sonrisa atenta y acogedora.
Llegué donde todo empezará.
Ya estaba en Ramallah. Bajo del bus y una chica descubre que iba a Birzeit, me coge la mano y me acompaña exactamente hasta la oficina de Ghaada, la organizadora del campo. No recuerdo su nombre, pero no puedo olvidar qué amable fue. Era de Jerusalén y estudiaba economía en Birzeit (¡iba y venía todos los días a través del check point!). Su vestido negro y el velo no escondían su sonrisa atenta y acogedora.
Llegué donde todo empezará.


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