mercoledì 26 agosto 2009

Nostalgia

[Che difficile chiudere questo blog.] Quando sono partita, preda di mille paure, sapevo che dovevo andare, che lo dovevo a me stessa, era un desiderio profondo ed antico. Dal 1995 quella terra faceva un po' parte di me. Ora qualcosa è cambiato: quel che ho visto continua ad Esserci, là, anche prima c'era, ma ora anche per me È.
Ed io non sono più là, ma non sono ancora riuscita ad andarmene davvero. Non voglio andarmene. Passeggiavo per strada un giorno, a Ramallah, siamo passati in gruppo, nelle strade affollate, di fianco a dei giovani ragazzi, che -come spesso accade- hanno cominciato a guardare questo branco d'occidentali ed a ripetere "Wellcome! Wellcome!" a tutti quelli che passavano affianco a loro. In fondo c'eravamo io e Beesan, una ragazza palestinese che vive negli Stati Uniti: i ragazzi ci guardano e invece di dire "Wellcome!", sussurrano in arabo (me lo ha tradotto Beesan): "Ah! no, queste due sono di qui."
Immaginatevi il sorriso orgoglioso sul mio volto.
Lí mi sono fermata. E forse solo oggi ho ricominciato a tornare, prendendo coscienza della mia casetta, della mia vita e dei miei doveri giornalieri e sentendo l'abbraccio di chi, qui, fa parte della mia quotidianità, qui, dove vivo, ora. Solo oggi ho ricominciato a pensare, a programmare, ad immaginare quel che mi aspetta, a raccogliere forze ed entusiasmo per questo nuovo anno -fino alle prossima estate-, costellato di buoni propositi e basato su una nuova certezza: la Palestina c'è. L'ho vista e sentita e non la posso dimenticare. Quest'esperienza ci sará tutti i giorni, sotto forma di ricordo, di interesse, di curiosità, della speranza...
E non solo c'è la Palestina come entità astratta o fisica o lontana, ma ci sono anche tutti i volti delle persone che per me sono stati La Palestina.
Non riuscirei ad elencarli tutti, ma tutti li ricordo, con quello che mi hanno insegnato e quello che abbiamo condiviso, con le danze e le risate ed i grandi discorsi... gli abbracci ed i pianti. [Grazie di cuore!]
Mi tengo tutto quello che abbiamo vissuto e mi fermo qui, con quelli che con me torneranno, con quelli che sentirò ogni tanto -e mi emozionerò-, con quelli che ci aspettano.
Torno -felice- e saró felice di tornare.


[¡Qué difícil cerrar este blog!] Cuando me fui, presa de miles de miedos, sabía que tenía que ir, sabía que me lo debía, era un deseo profundo y antiguo. Desde 1995 esa tierra era un poco parte de mí. Ahora algo ha cambiado: lo que he visto sigue Existiendo, antes también existía, pero ahora, también para mí, Es.
Y yo ya no estoy allá pero aún no he conseguido irme de verdad. No quiero irme. Paseaba por la calle un día, en Ramallah, pasamos en grupo, por las calles abarrotadas, al lado de unos jovenes chavales, quienes -como pasa a menudo- se pusieron a mirar a este atajo de occidentales y a repetir "Wellcome! Wellcome!" a todos los que les desfilaban por delante. Al fondo estábamos Beesan -una chica palestina que vive en los EEUU- y yo: los chicos nos miraron y en cambio que decir "Wellcome!", susurraron en árabe (me lo tradujo Beesan): "ah! no, estas son de aquí."
Imaginaos la sonrisa orgullosa en mi cara.
Allí me quedé. Y quizá sólo hoy he empezado a volver, tomando conciencia de mi casita, de mi vida y de mis deberes diários, y sintiendo el abrazo de quien, aquí, es parte de mi cotidianidad, aquí, donde vivo, ahora. Sólo hoy he vuelto ha pensar, planear y organizar lo que me espera, a recoger fuerzas y entusiasmo para este nuevo año -hasta el próximo verano-, lleno de bueno propósitos y de una nueva certeza: Palestina existe. La he visto y sentido y no la puedo olvidar. Esta experiencia estará aquí conmigo todos los días, bajo la forma de un recuerdo, de un interés, de una curiosidad, de la esperanza...
Y no sólo la Palestina existe como entidad abstracta, o física, o lejana, sino que existen también todos los rostros de las personas que para mí han sido
La Palestina.
No podría enumerarlos todos, pero todos los recuerdo, con todo lo que me han enseñado y que hemos compartido, con las danzas, las risas y los grandes discursos... los abrazos y los llantos. [¡¡Gracias!!]
Me quedo con todo lo que hemos vivido y me quedo aquí, con los que volverán, con los que me darán noticias de vez en cuando -y me emocionaré-, con los que nos esperan.
Vuelvo -feliz- y estaré feliz de volver.


martedì 25 agosto 2009

L'altra parte del mondo

Tornando dalla Cisgiordania, ti ritrovi a Tel Aviv e non capisci più chi sei, dove sei capitato nè cosa ci fai lì.
Ci si perde nel caldo umido delle strade e fra i grattacieli cercando un po' d'aria condizionata, mi butto nel Mediterraneo (caldo pure quello), e fra birre ed occhiali da sole senti davvero che sei dall'altra parte del muro. Non solo ti senti "come a casa", ma ti senti quasi dall'altra parte dell'Oceano! Meno male che c'è Yafo che mantiene una radice di semplicità.

Volviendo de Cisjordania, te encuentras en Tel Aviv y no entiendes quién eres, dònde estàs ni qué haces allì.
Te pierdes en el calor humedo de las calles y entre los rascacielos buscando un poco de aire acondicionado, te das una zambillida en el Mediterraneo (caliente incluso él), y entre cervezas y gafas de sol sientes realmente que estàs al otro lado del muro. No solamente te sientes "como en casa", sino que te sientes casi al otro lado del oceano!
Menos mal que en Yafo se ah quedado una raìz de sencillez.




E quando arrivi in aeroporto ti rendi conto che NON sei ancora a casa! Lì si raccoglie e si attorciglia su se stessa tutta la falsità.
False e inutili sono le domande che mi fanno e vere ma non del tutto sono le mie risposte. Dico che studio ebraico (tralascio il dettaglio che studio anche arabo), dico che sono stata in Israele (tralascio il dettaglio che sono stata anche in Cisgiordania) e cominciano le domande più assurde: perchè studi ebraico? da quanto tempo? i tuoi genitori vanno alla sinagaga? quando? come si chiamano? sono stati in Israele? ... MA CHE DOMANDE SONO?? Cosa centrano con la sicurezza? Io non mento, ma rimango allibita, soprattutto quando, in una scala di pericolosità da 1 a 6, mi assegnano un 5 !! Su che base?? E poi se capisci che mento e vuoi stare più tranquillo, fammi domande più furbe!! Tra l'altro, con i servizi segreti che avete, non venitemi a raccontare che non sapete che sono stata in Cisgiordania!! Solo che non v'importa perchè non ho fatto proprio nulla di illegale! E allora, Perché??? perché mi dovete controllare la valigia? (e per di più il poliziotto giovane e simpatico fa finta di non vedere o non s'interessa per il dizionario di arabo che ho proprio lì davanti e che avrebbe potuto comportare altre mille domande...) perchè devo aver paura dei vostri controlli? perchè non posso dire la verità senza che mi trattiate come una delinquente??
Se volete sapere tutta la verità e davvero vi interessa, sono sicura che sapete a chi rivolgervi! perchè un turista non può viaggiare in pace, se non commette nessuna infrazione?? mi stanno bene i controlli, ma con un senso!
...neanche in Israele si è liberi se non si è Israeliani. La legge non è uguale per tutti.

Y cuando estàs en el aeopuerto te das cuenta de que aùn no estàs en casa. Allì se recoge y se enrosca toda la falsedad.
Falsas e inùtiles son las preguntas que me hacen y verdaderas pero no del todo son las respuestas que les doy. Digo que estudio hebreo (omito el detalle de que estudio àrabe también), digo que he estado en Israel (y omito el detalle que he estado en Cisjordania también) y empiezan las preguntas màs absurdas: Por qué estudias hebreo? Desde hace cuànto tiempo? Tus padres van a la sinagoga? Cuàndo? Còmo se llaman tus padre? Han estado alguna vez en Israel? ...QUé PREGUNTAS SON??? Qué tienen que ver con la seguridad?? Yo no miento pero me quedo sin palabras cuando veo que, en una escala de peligro que va del 1 al 6, me dan un 5 !! Por qué?? Ademàs, si entiendes que miento y te quieres quedar màs tranquilo por tu seguridad, hazme preguntas màs inteligentes!! Y ademàs con los servicios segretos que tenéis, no me contéis que no sabéis que he estado en Cisjordania! Sòlo que no os interesa porque no he hecho nada que fuese ilegal! Y entonces por qué?? Por qué me tenéis que controlar la maleta? (y ademàs el policia joven y simpàtico no ve o finge de no ver el diccionario de àrabe que tengo allì delante del todo y habrìa podido conllevar otras miles preguntas...) por qué tengo que tener miedo de vuestros controles? por qué no puedo decir la verdad sin que me tratéis como un delincuente?
Si de verdad queréis saber toda la verdad y de verdad os interesa, estoy segura de que sabéis a quiénes preguntar. Por qué un turista no puede viajar en paz, si no ha cometido ninguna inflaciòn?? Me parecen bien los controles, pero con sentido.
Tampoco en Israel estàs libre, si no eres Israelì. La ley no es igual para todos.

Un mondo a parte

Per Gerusalemme (Al-quds, Yerusalaim) mi rimetto a quel che ho scritto da là, alla sua incredibile bellezza e a tutti i contrasti che custodisce nel suo ventre. Al suo fascino e alle sue profonde ferite...


De Jerusalén (Al-Quds, Yerusalaim) dejo lo que escribí estando allá, su increible belleza y todos los contrastes que guarda en su vientre. Su encanto y sus profundas heridas...
[Gracias, Miki, por haberme hecho conocer también su luz y la música del sofar a las 8 de la mañana... inolvidable!]

























Persone6

Di Nablus, fra l'odore delle spezie e del bagno turco, la povertà delle stradine e il buio delle gallerie sporche, che trasudano dolore, la figura che non potrò scordare è quella del capo dei Samaritani che ci ha accolti nel biblico monte Garizim, a Nablus, però in Israele: un piccolo territorio, anche quello inaccessibile ai palestinesi.

De Nablus, entre el olor de las especias y del baño turco, la pobreza de las calles y la oscuridad de los túneles sucios, que trasudan dolor, la figura que no se me olvidará es el jefe de los Samaritanos, que nos acogió en el bíblico monte Garizim, en Nablus, pero en Israel: un pequeño territorio, este tambiés inaccesible para los palestinos.


Interessantissimo è stato ascoltare questo Samariatano che parlava arabo, ma conosceva perfettamente anche l'ebraico moderno e quello biblico e quello, ancor più antico, della Torah samaritana, antichissima.
Estremamente curiosa è la vita di questa piccola comunità chiusa fra l'endogamia e l'impossibilità di trovare donne per tutti... rispettuosa dei precetti e delle regole più antiche, mentre squillano i cellulari, in una stanza piena di antichissime Torah, dall'antichissimo alfabeto.
Si dicono equidistanti nel giudicare il conflitto che li avvolge, possono votare in entrambi le parti del muro, ma vivono seguendo impronte bibliche, generazione dopo generazione, secondo una linea che discende da Adamo ed arriva fino a qui.

Ha sido muy interesante escuchar este Samaritano que hablaba árabe, pero conocía perfectamente el hebreo moderno y el bíblico y el lenguaje aún más antiguo de la Torah samaritana, antiguísima.
Extremadamente curiosa es la vida de esta comunidad, encerrada entre la endogamía y la imposibilidad de encontrar mujeres para todos... respectuosa de los preceptos y las normas más antigua, mientra suenan los móviles y una habitación llena de antiguísimas Torah con un antiguísimo alfabeto.
Se dicen equidisantes en el juzgar el conflicto que los envuelve, pueden votar en ambas partes del muro, pero viven siguiendo huellas bíblicas, generación trás generación, según una línea que desciende de Adán y llega hasta aquí.

Persone5


Gerico si trova in posto bellissimo! In mezzo al deserto, dalle montagne si vede il Mar Morto e la Giordania, per la strada si scorgono accampamenti di beduini. Gerico ha un'atmosfera magica, si sente il fascino della storia che si mescola con la leggenda e si scontra con la situazione attuale.
Mohammad è stato protagonista nella piccola e povera scuola del campo di rifugiati di Gerico: con una storia inventata e due marionette ha regalato a quei bimbi un sacco di rumorose risate! Erano neri i bimbi sotto i 41 gradi di Gerico, sembrava d'essere in Africa. Erano belli e ci aspettavano con ansia e con gli occhini spalancati!

Gerichó está en un sitio estupendo! En el medio del desierto, desde las montañas se ve el Mar Muero y luego Jordania, por el camino se entreven los acampamientos de los beduinos. Gerichó tiene un aire mágico, se siente el ancanto de la historia que se mezcla con la leyenda y se estalla contra la situación actual.
Mohammad ha sido el protagonista en la pequeña y pobre escuela del campo de refugiados: con un cuento inventado y dos títeres ha regalado a esos niños un montón de ruidosas risas!! Eran negros los niños, bajo los 41 grados de Gerichó, era como estar en África. Eran guapos y nos esperaban con los ojos que brillaban.



E fra le montagne e le grotte, dove si dice che Gesù abbia passato 40 giorni e 40 notti resistendo alla tentazione del diavolo, da dove si gode di un panorama mozzafiato, e sotto il sole cocente, camminando, Melissa ed io ci siamo messe a chiacchierare con il signore che ci accompagnava: un'altra persona formidabile! Stava cercando di mettere su un'associazione con vittime della violenza tanto palestinesi come israeliane. Lui stesso aveva ricevuto uno sparo fra le scapole. E da queste situazioni al limite dell'umano, con persone che hanno vissuto tutto sulla loro pelle, dall'estrema sofferenza e dagli estremi della sofferenza cercava di ricostruire qualcosa, cercava frammenti di pace.
Non posso dimenticare di trasmettere il suo ammirevole sforzo.
In questo mondo d'odio e di risentimenti forse c'è ancora qualche fessura, qualche piccola speranza, "come una pausa d'imbarazzo".
Y entre montañas y cuevas, donde se dice que Jesús haya resistido 40 días y 40 noches a la tentación del diablo, de donde se disfruta de un panorama que quita el aliento, y bajo el sol, andando, Melissa y yo nos hemos puesto a charlar con el señor que nos acompañaba: ¡una persona formidable! Estaba intentando formar una asociación con víctimas de la violancia, palestinas e israelíes. A él mismo le dispararon entre los hombros. Y desde estas situaciones al límite de lo humano, con personas que lo han vivido todo sobre su piel (víctimas y verdugos, víctimas y víctimas), desde el extremo sufrimiento y desde los extremos del sufrimiento, intentaba reconstruir algo, buscaba fragmentos de paz.
No puedo olvidar de transmitir su admirable esfuerzo.
En este mundo de odio y resentimiento quiza queda alguna grieta, alguna esperanza, "como una pausa de embarazo".

Persone4

Jenin. La storia recente di Jenin è molto drammatica, gli scontri con l'esercito israeliano sono stati durissimi (consiglio di vedere il film "Jenin Jenin") e si vedono ancora dappertutto i buchi lasciati dagli spari sui muri delle case. Molte sono state ricostruite, ma... le persone sono sempre le stesse, o non sono più.
Per strada: nessuno! Però l'uomo che ci accompagnava mi ha consigliato di coprirmi la pancia, che (giuro!) non si vedeva!! è chiuso ed in silenzio il campo di rifugiati di Jenin.
Meno male che c'è The Freedom Theatre ( http://www.thefreedomtheatre.org/ ) !
Juliano l'ha fondato, figlio di Arna, una donna israeliana che è andata a Jenin e ha lavorato per i bambini senza sosta (consiglio il film documentario: "Arna's children"). Juliano fa un lavoro enorme, a volte non riconosciuto debitamente neanche dalle istituzioni locali, ma è senza dubbio la persona più magica e forte che abbia incontrato in questo viaggio!
La voce di Jenin non può che essere lui, con i suoi ragazzi! Il suo volto ed il suo carisma sono un esempio ed una viva speranza.

Jenin. La historia reciente de Jenin es realmente dramática, los enfrentamientos con el ejército israelí han sido muy duros (aconsejo la peli: "Jenin Jenin") y aún se ven los boquetes de los disparos en los muros de las casa. Muchas han sido reconstruidas, pero las personas no, ellas siempre son las mismas... o ya no son.
Por la calle: nadie. No obstante, el hombre que nos acompañaba me aconsejó de cubrir bien la barriga que (juro!) no se veía. Está encerrado y en silencio el campo de refugiados de Jenin.
Menos mal que está The Freedom Theatre ( http://www.thefreedomtheatre.org/ ) !
Juliano lo fundó, hijo de Arna, una mujer israelí que se fue a vivir en Jenin y allí trabajo para los niños sin parar (aconsejo la película documental: "Arna's children"). Juliano hace un trabajo enorme, que a veces ni las instituciones locales reconocen como debido, sin duda es la persona más fuerte y mágica que haya encontrado en este viaje! Su rostro y su carisma son un ejemplo y una viva esperanza!


lunedì 24 agosto 2009

Persone3

Hebron è pieno di gente. Caotico. Hebron è la città in cui abbiamo fatto più incontri. Hebron è la città dove i soldati occupano i secondi piani delle case, per controllare la situazione dall'alto, e buttano qualsiasi tipo di rifiuto (organico e non) sulle stradine in cui i palestinesi espongono le loro bancarelle. Si sono dovute cotruire reti, come tetti, sulla testa della gente per ovviare almeno ai danni più gravi.
Hebron è la città in cui ho respirato più odio.

Hebron está lleno de gente. Caótico. Hebron es la ciudad en la que hemos encontrado más personas. Hebron es la ciudad en la que los soldados ocupan los sugundos pisos de los edificios, para controlar la situación desde arriba, y tiran todo tipo de desechos (horgánico y no) en las callecitas donde los palestinos mostran sus puestecillos. Han tenido que construis redes, como techos, arriba de la cabeza de la gente para obviar por lo menos a los daños más graves.
Hebron es la ciudad en la que he respirado más odio.


Questi bei ragazzini ebrei sono in fondo alla zona (sorvegliata dall'esercito) della Tomba dei Patriarchi, prima (ripeto: prima) dell'inizio dell'insediamento ebraico. Cosa stanno facendo? Guadaganano terreno, perché no?! Sradicano gli ulivi (che di solito coltivano i Palestinesi) per piantare le loro palme ebraiche.
Non è colpa loro, piccoli! Ma... chi ha la responsabilitá di crescere questi bambini con tanto assurdo odio??? e perché???

Estos graciosos niños judíos están al fondo de la zona (vigilada por el ejército) de las Tumbas de los Patriarcas, antes (repito: antes) del comienzo del asentamiento judío. ¿Qué están haciendo? Ganan terreno, ¿por qué no? Erradican los olivos (que normalmente cultivan los palestinos) para plantar palmeras judías.
No es su culpa, pequeños! Pero... ¿quién tiene la responsabilidad de crecer a estos niños con tanto absurdo odio??? y por qué???

Bisogna ammettere che non tutti gli Israeliani sono cattivi. Questa signora faceva parte di una associazione israeliana che controlla che i militari nei check point rispetino le regole. Probabilmente è grazie a lei che siamo riusciti ad entrare nell'insediamento ebraico e proprio lì, all'altro lato della strada c'erano tre negozietti di artigiani palestinesi che resistono e non se ne vanno! Per loro è stato un giorno di festa: nessuno compra mai lì e noi gli abbiamo portato un po' di soldini e spero anche un po' di gioia, anche solo per un attimo... che vita!

Hay que admitir que no todos los israelíes son malos. Esta señora trabaja con una asociación israelí que controla que los militares en los check points respeten las normas. Probablemente fue gracias a ella que conseguimos entrar en el asentamiento judío y justo allí, al otro lado de la calle, estaban tres tiendecitas de artesanos palestinos que resisten y no se van! Para ellos habrá sido un día de fiesta ya que nadie compra nunca allí y nosotros le llevamos un poco de dinero y espero un poco de alegría también, aunque fuese sólo por un momento... ¡¡qué vida!!




Foto rubata a dei coloni: kippah grande e lunghi ricci...
Foto robada a unos colonos: kippah grande y largos rizos...



E non potrò scordare il volto della bimba che ci aspettava all'ultimo piano della sua casa: ultimo piano che i soldati avevano bruciato per costringere la famiglia ad andarsene. Era tutto nero! Siamo saliti sul terrazzo di questa casa, la bimba riposava su un materasso e ci guardava incuriosita. Da lassù si potevano vedere le bandiere israeliane sparse intorno, i cimiteri, le grandi cisterne d'acqua bianche e azzurre e la piccola cisterna d'acqua di questa familia, sul tetto della casa, giusto affianco a noi, con due spari molto bassi che la rendevano inutilizzabile.
E sul tetto di una casa lì di fianco, tre soldati, uno di loro con la chitarra, che, vedendoci su un tetto nemico, noi, internazionali, muniti di macchine fotografiche, hanno avuto la bella idea di cantare e squarcia gola canzoni in ebraico (dovevano far capire chi comandava) e di fissarci con gli occhi e con la loro tipica mitraglietta (sembra una ventiquattrore). La sensazione era di essere minacciati, sentivo paura, non mi sentivo tranquilla. Sono lì, uno di fianco all'altro e NON convivono affatto. Ad Hebron si ti rimescolano le viscere.
Y no podré olvidar el rostro de la niña que no esperaba en el último piso de su casa: el último piso que los soldados habían quemado para obligar la familia a que se fuera. Era todo negro! Subimos a la terraza de esa casa, la niña estaba tumbada en un colchón y nos miraba con curiosidad. Desde allá se podían ver las banderas israelíes por los alrededores, los cementerios, las grandes cisternas de agua blancas y azules y la pequeña cisterna de agua de esa familia, en cima del techo de casa, justo a nuestro lado, con dos agujeros de balas muy bajos, que la hacían inutilizable.
Y en el techo de la casa del lado, tres soldados, uno de ellos con guitarra, que viéndonos en un techo-enemigo, nosotros, internacionales con camaras de fotos, han tenido la buena idea de cantar canciones en hebreo (tenían que declarar quien era el jefe) y de puntarnos con la mirada y con su típica mitralleta (parece un maletín). La sensación era que estábamos amenazados, tenía miedo, no me sentía tranquila.Están allí, uno al lado de otro, y NO conviven para nada. En Hebron se te revuelven las vísceras.




Persone2

Di Betlemme, ora come ora, non riesco a ricordare volti, persone, di Betlemme ricordo solo l'emozione della Chiesa della Natività, la bellezza della città e poi, soprattutto, Il Muro. The Wall. Il Muro che si erge dentro, proprio dentro l'Aida Camp, uno dei campi di rifugiati più popolati della Palestina, e proprio dentro la città, senza alcun ritegno.

De Belén, ahora, no consigo recordar las caras, las personas, de Belén recuerdo sólo la emoción en la Iglesia de la Natividad, la belleza de la ciudad y luego, sobre todo, El Muro. The Wall. El muro que se erige dentro, exactamente dentro del Aida Camp, uno de los campos de refugiados más poblados de Palestina, y dentro, exactamente dentro de la ciudad, sin alguna vergüenza.





E ricordo il racconto dei ragazzini che con una quindicina d'anni andavano contro ai soldati che costruivano il muro, tiravano pietre contro questo scempio che divide chissà chi? chissà cosa? chissà perché? Contro questo muro di prigione tiravano le pietre e nelle prigioni israeliane sono finiti, senza processo, stanno aspettando che abbiano 18 anni per poter dare loro la "giusta pena". Che schifo questo muro! Che male mi fa!
Y recuerdo el cuento de unos chiquillos que, conunos quince años, iban contra a los soldados que construían el muro, tiraban piedras contra este coloso que divide quién sabe a quiénes? quién sabe qué? quién sabe por qué? Contra este muro de cárcel tiraban piedras y en las carceles israelíes han acabado, sin juício, están esperando a que sean mayores de edad para darles la "justa pena". ¡Qué asco de muro! ¡Qué daño me hace!




Che voglia di buttarlo giù! ¡Qué ganas de derrumbarlo!


Il muro a Betlemme, el muro en Belén: No words.




venerdì 14 agosto 2009

Persone 1

Arrivo nell'ufficio di Ghaada [una donna impegnata, dietro al suo computer, giovane, bella, dall'aria sicura e dall'inglese stentato. Una donna sposata e con tre figli, ma molto indipendente. Senza velo. Simpaticissima e disorganizzatissima, affascinante e riservata, sempre allegra. Si è rivelata anche una dolce amica.] e fra tutti i ragazzi che c'erano, indaffarati a ultimare i preparativi del campo, Ahmad abu Daqa sarà il mio primo amichetto palestinese. :)
Giovane e allegro, con una continua voglia di ridere e scherzare, di conoscere e di crescere. Mi porta subito a fare un giro per il campus universitario e chiacchieriamo e ridiamo del mio inglese e del mio arabo. Si crea subito una bella intesa, mi sento accolta, mi sento sin da subito felice d'essere lì. Impeganto per i preparativi del campo, mi lascia con i suoi amici: Lamis, un altro Ahmad e in poche ore conosco già un sacco di ragazzi e ragazze, di vite diverse. Tutti vogliono sapere cosa si dice all'estero di loro, tutti vogliono conoscere cosa c'è fuori dai confini, cosa si fa, cosa si pensa, come...
Eccomi subito immersa! Fino a sera continueranno ad arrivare tutti i ragazzi internazionali ed io avevo voglia di conoscere tutti! Ma nel frattempo sentivo d'aver trovato già un nuovo amichetto: my first palestine friend!
Ahmad abu Daqa. Mi manca.

Llego a la oficina de Ghaada [una mujer muy ocupada, detrás de su ordenador. Joven, guapa, con un aire seguro y un inglés inseguro. Una mujer casada, con tres hijos pero muy independiente. Sin velo. Muy simpática y desorganizada, atactiva y reservada, siempre alegre. Será también una dulce amiga.] y entre todos los chicos que estaban allí organizando los últimos detalles del campo, Ahmad abu Daqa fue mi primer amigo palestino.
Joven y alegre, con las risas y las bromas fáciles, con ganas de conocer y crecer. Me lleva en seguida a dar una vuelta por el campus y charlamos y nos reímos de mi inglés y de mi árabe. Se crea desde el primer momento una bella intesa, me siento bien acogida y me siento ya feliz de estar allí. Ocupado con los prepaprativos del campo, me deja con sus amigos: Lamis, otro Ahmad y conozco enseguida un montón de chicos y chicas, vidas. Todos quieren saber qué se dice de ellos afuera en el exterior, qué es lo que hay afuera de las fronteras, qué se hace, qué se piensa, cómo...
¡Ya me había imergido! Hasta la noche seguían llegando todos los chicos interacionales y tenía ganas de conocerlos a todos! Pero, mientras tanto, sentía que ya tenía un nuevo amiguito: my first palestine friend!
Ahmad abu Daqa. Lo echo de menos.



Eravamo tantissimi ragazzi: tanti palestinesi e poi americani, tedeschi, spagnoli, italiani, inglesi, francesi, autriaci, svizzeri, svedesi... Per parlare di tutti loro mi ci vorrebbero pagine intere ed ore, ore, ore... ed anche un miglior inglese! :( Avrei potuto conoscere meglio tutte queste belle persone se il mio inglese non fosse così precario. Un peccato. Erano tutti diversi ed interessantissimi, accomunati da un grade interesse per conoscere la Palestina e la vita dei nostri amici palestinesi.

Eramos muchos: muchos palestinos y también estadunidenses, alemanes, españoles, italianos, ingleses, franeses, austriacos, suizos, suecos... Para hablar de todos necesitaría páginas y páginas y horas y horas... y también un mejor inglés! Habría podido conocer mejor a todas estas personas si mi inglés no fuese tan débil. ¡Una pena! Eran todos diferntes y muy interesantes, unidos en la curiosidad por conocer la Palestina y la vida de nuestros amigos palestinos.

Tutti insieme siamo andati a Ramallah, nel primo campo di rifugiati che abbiamo visitato e lì: i bambini. Lascerei ad un altro momento e ad un altro contesto il discorso politico, il ricordo più bello è il volto di Shahad. I bambini scatenati ci prendevano le macchine fotografiche e facevano foto a tutti all'impazzata, le bambine, in generale più tranquille, giocavano con noi, ci dipingevamo faccia mani e braccia in uno scambio dolcissimo di colori, significati ed affetto.
Cosí mi sono ridotta. Ed ero felice. Lí, dove questi bimbi giocano alla guerra, e vivono la guerra. Dove questi bimbi sono rinchusi e a 5 anni scrivono sui muri "falastiin". Abbiamo giocato con tutti i colori dell'arcbaleno, ma questi bimbi cercavano subito il verde, il bianco, il rosso ed il nero.
La sensazione era di andarli a trovare in una carcere.
C'era shahad là. E c'era quell'altra bambina cui non sono riscita a strappare neanche una parola, ma che mi ha strappato una lacrima disperata con quella sua espressione triste, senza rimedio.

Todos juntos fuimos a Ramallah, al primer campo de refugiados que visitamos y allá: los niños. Dejaría a otro momento y otra ocasión el discurso político, el recuerdo más bello es el rostro de Shahad. Los niños desenfrenados nos cogían las cámaras y hacían fotos a todos, las niñas, en general más tranquilas, jugaban con nosotros, nos pintaban la cara, y los brazos en un dulce intercambio de colores, significados y cariño.
Así acabé. Y estaba feliz. Allí, donde estos niños juegan a la guerra, y viven la guerra. Donde estos niños están encerrados y escriben en los muros, con sus 5 años, "filastiin". Jugamos con todos los colores del arcoiris, pero ellos buscaban siempre el verde, el blanco, el rojo y el nero. Parecía de ir a verlos en una cárcel.
Allá estaba Shahad. Y estaba esa niña a la que no pude arrancar ni una palabra, pero que me arrancó a mí una lagrima desesperada con su expresión triste, sin curación.






Lì, dove crescono questi bambini -pieni di vita e riempiti di morti-, invecchia con tenacia una signora che è dal '48 che non può piú tornare a casa dopo esserne stata cacciata. Suo marito perse ovviamente il lavoro. Questo é il secondo campo di rifugiati in cui vive, vedova, con i figli e i nipoti. Vedova, con i figli, ma non tutti: uno è ormai in cielo, martire di una guerra senza fine, martire, assassino non solo di sé stesso. La sua immagine è su i muri delle case, sulle magliette dei suoi figli e nipoti, sul ciondolo che la sua mamma porta al collo con orgoglio. Lui se n'è andato e con se ha trascinato altre vite, altre persone, sulla via del non ritorno, sulla via di una guerra senza fine, sulla via della non speranza.
Degli eroi come lui sono pieni gli occhi di questi bambini, occhi che guardano e ascoltano con ammirazione, che giocano, vedono, ascoltano e conoscono la morte, come noi le fiabe. Gli occhi di questi bambini sono spesso opachi: è poca la speranza.
Allá, donde crecen estos niños -llenos de vida y llenados de muerte-, envejece tenáz una señora que desde el 1948 no puede volver a su casa, de donde fue expulsada. Su marido perdió el trabajo. Este es el segundo campo de refugiados en el que vive, viuda, con hijos y nietos. Viuda, con los hijos, pero no todos: uno ya está en el cielo, martir de una guerra sin fin, martir, asesino no sólo de si mismo. La imagen de él está en los muros de las casas, en las camisetas de sus hijos y sobrinos, en el colgante que su mamá lleva al cuello con orgullo. Él se fue y con él se ha llevado otras vidas, otras personas, en el camino sin regreso, en el camino de una guerra sin fin, en el camino sin esperanza.
De héroes como él se llenan los ojos de estos niños, ojos que miran y escuchan con admiración, que juegan, miran, escuchan y conocen la muerte como nosotros los cuentos. Los ojos de estos niños son opacos: es poca la esperanza.











mercoledì 12 agosto 2009

Persone.

In questo intento di ricordare ed esprimere, ripensando alle due settimane ormai passate -così lontane e così quotidiane, attaccate alla pelle- e fra il groviglio di sensazioni ed emozioni -dalle più disparate-, fra i tanti momenti e fra le mille parole difficili da riordinare, in quei posti stupendi e desolati, quello che ritorna con più frequenza nella mia mente sono gli sguardi, gli incontri di un istante, di poche ore o di qualche giorno. Le esistenze.

Intentando recordar y expresar, pensando en las dos semanas ya pasadas -tan lejanas y tan cotidianas, pegadas a la piel-, en este enredo de sensaciones y emociones -de las más disparatadas-, entre los momentos y las miles de palabras que es difícil ordenar, en aquellos lugares estupendos y desolados, lo que vuelve más a menudo a mi mente son las miradas, los encuentros de un instante, los de pocas horas y los de algunos días. Las existencias.




Il primo incontro è stato senza alcun dubbio quello con la amica di papà in aeroporto. Un incontro non casuale, una spinta, un incoraggiamento, una conferma: dovevo partire!
E poi non voglio dimenticare quella mamma sul treno, che poteva essere una hippy cresciuta, ed ora calma e sorridente, paziente e felice di vivere. I suoi bambini euforici stavano riempiendo di parole, abbracci e sorrisi una nonna inglese appena arrivata con l'aereo. Che tenerezza! Era sicuramente da tanto tempo che non la vedevano e non stavano perdendo tempo:la bimba aveva cominciato la scuola di danza, suo fratello non so a che sport si dedicava. Parlavano un buon inglese (migliore del mio!!) però ogni tanto non si rcordavano una parola e correvano dalla mamma a chiedere che traducesse dall'ebraico all'inglese. La mamma con la valigia sorrideva e guardava, la nonna sembrava di quelle signore da telefilm americano: una donna distinta e moderna, preda di due niptini innamorati di lei.
E questa bimba israeliana aveva una kefia al collo.
Al loro fianco tantissimi soldati con mitraglietta. Giovani, belli, belle, con quella divisa, la valigia e quell'arma. A Tel Aviv sono tutti soldati.

El primer encuentro fue con la amiga de mi padre en el aeropuerto. Un encuentro no casual, un empuje, una confirmación: ¡tengo que ir!
Luego no quiero olvidar esa mamá, en el tren, podía ser una hippy crecida y ahora calma, con una bella sonrisa, paciente y feliz de vivir. Sus niños, exaltados, estaban recubriendo de abrazos, palabras y sonrisas una abuela inglés que acababa de llegar con el avión. ¡Qué tiernos! Seguro que desde hace tiempo no la veían y no perdieron tiempo:la niña había empezado un curso de danza y el niño no recuerdo a qué deporte se había apuntado. Hablaban un buen inglés (¡¡mejor que el mío!!) pero de vez en cuando no recordaban alguna palabra y corrían a preguntar a mamá que traduciese del hebreo al inglés. Mamá con la maleta sonreía y miraba, la abuela se parecía a una de esas mujeres de serie americana: una mujer elegante y enroyada, entregada a esos dos nietos enamorados de ella.
Y esta niña israelí tenía un palestino al cuello.
Alredeor muchísimos soldados con mitralleta. Jovenes, guapos, guapas, con esa divisa, la maleta y esa arma. En Tel Aviv todos son soldados.

Tutti tranne Gilaad che mi aspettava seduto su una panchina all'uscita dalla stazione. L'ho riconosciuto subito grazie alla foto che mi aveva mandato due giorni prima. Timido, ma cordiale e molto accogliente. Le parole ci hanno trascinato fino a casa sua. Domande curiose e desiderio di capire e confotarsi sono sfociati subito nei grandi discorsi politici e hanno lasciato quei punti interrogativi che avrebbero trovato qualche risposta solo al mio ritorno.
Non ci sono stati imbarazzanti silenzi, ma subito una bella sintonia, una bella atmosfera. Il mio viaggio è cominciato a casa di un israeliano argentino che mi ha indicato senza pregiuizi la strada verso Ramallah. Mi ha aperto la porta: è stato il mio lascia-passare in aeroporto e poi la mia guida verso la meta, verso l'inizio del vero viaggio, la spinta dall'altra parte del muro.
Era il 23 luglio: il primo giorno del resto della mia vita.
Todos excepto Gilaad, que me esperaba sentado en un banco a la salida de la estación. Lo he reconoido enseguida gracias a la foto que me había enviado dos días antes. Timido pero cordial y muy acogedor. Las palabras nos han llevado hacia su casa. Preguntas curiosas y deseo de entender y comparar desembocaron rapidamente en los grandes discursos políticos y dejaron esas interrogaciones que hallarán algunas respuesta sólo a la vuelta.
No hubo silencios embarazosos, sino una bella sintonía, una bella atmofera. Mi viaje empezó en casa de un israelí argentino que me indicó sin prejuicios el camino hacia Ramallah. Me abrió la puerta: fue mi pase en el aeropuerto y después mi guía hacia la meta, hacia el comienzo del verdadero viaje, el empuje hacia el otro lado del muro.
Era el 23 de julio: el primer día del resto de mi vida.
Arrivai velocemente all'università di Birzeit e sembrava che il Destino mi avesse preso per mano: quando scesi dal pullman a Gerusalemme, con il mio sguardo perso e senza sapere dove andare, comparve Reut, una ragazza di Haifa che aveva vissuto un anno in Olanda e mi ha accompagnata a chiedere che autobus prendere fino alla Porta di Damasco, mi ha lasciato il numero di telefono della compagnia degli autobus e il suo. Dopodiché, trovato il pullman numero 6 chiedo all'autista di indicarmi dove scendere: un disastro! Mi risponde a gesti e non perchè non parlasse inglese ma perchè non voleva perdere tempo con una straniera che per di più va verso la parte araba della città. Antipatico!! Nonostante tutto capisco dove scendere e appena metto piede sull'asfalto rotto di questa Gerusalemme che è tutta un cantiere. Un altro incontro: un signore arabo che mi indica la strada -e quasi mi accompagna- verso la fermata degli autobus arabi che vanno in Cisgiordania. "Vai a Ramallah? Sei sposata? Posso venire con te?" "jejeje! Mutazawigia, mutazawigia!" ..."Look! They're going to La Mecca. Pilgrim, pilgrim" Un gruppo di uomini in tunica bianca e donne i tunica nera intonavano preghiere e scortati da alcuni poliziotti cominciavano il loro pellegrinaggio.
Ed eccomi a Ramallah. Scendo dal pullman e una ragazza, dopo aver scoperto che andavo all'università di Birzeit, mi prende per mano e mi accompagna esattamente fino all'ufficio di Ghaada, l'organizzatrice del campo. Non ricordo il suo nome, ma non posso dimenticare la sua gentilezza! Era di Gerusalemme, ma studiava economia a Birzeit (passava tutti i giorni dal check point!). L'abito nero e il velo non nascondevano il suo sorriso così premuroso ed ospitale.
Sono arrivata dove tutto avrà inizio.
Llegué rapidamente a la Universidad de Birzeit y fue como si el Destino me hubiese cogido la mano: cuando bajé del bus en Jerusalén con la mirada perdiday sin saber a donde ir, apareció Reut, una chica de Haifa que vivió por un año en Holanda y me acompañó a pedir informaciónes, me dejó el número de teléfono de la compañía deautobuses y e suyo. En el autobus número 6 pedí al chofer de avisarme cuando llegaramos a la Puerta de Damasco: ¡qué desastre! Me contesta con gestos y no era porque no sabía el inglés sino porque no quería perder tiempo con una extranjera que además iba hacia la parte áraba de la ciudad. ¡qué antipatico! No obstante, entiendo donde tengo que bajar y pongo el pié en el asfalto roto de una Jerusalén en obra. Otro encuentro: un señor árabe que me indica el camino -y casi me acompaña- hacia la parada de los autobuses que van a Cisjordania. "Vas a Ramallah? Estás casada? Puedo ir contigo?" "jejeje! Mutazawigia, mutazawigia!" "...Look! They're going to La Meca. Pilgrim, pilgrim." Un grupo de hombres en blanco y mujeres en negro entonaban plegarias y, escoltados por algunos policias, empezaban el peregrinaje a La Meca.
Ya estaba en Ramallah. Bajo del bus y una chica descubre que iba a Birzeit, me coge la mano y me acompaña exactamente hasta la oficina de Ghaada, la organizadora del campo. No recuerdo su nombre, pero no puedo olvidar qué amable fue. Era de Jerusalén y estudiaba economía en Birzeit (¡iba y venía todos los días a través del check point!). Su vestido negro y el velo no escondían su sonrisa atenta y acogedora.
Llegué donde todo empezará.


martedì 4 agosto 2009

Come una trottola.

Tel Aviv. Ya se han ido todos. Mejor dicho: la mayoría sigue por aquí pero en otras ciudades, visitando. Y yo ahora solo espero el momento de coger el avión, mañana.
Me siento confusa. Me habría gustado quedarme más tiempo, visitar más sitios, con los demás. Pero al mismo tiempo, tengo ganas de irme ahora. Me siento en un limbo y tengo ganas de volver a la vida y las libertades de siempre.
Tengo ganas de contaros lo que viví, pero no sé si seré capaz: me cuesta ordenar las emociones vividas, me cuesta encontrar respuestas y motivos.
Preferiría seguir viviendo, aquí, un poco más... tengo que volver!
No paro de pensar en las personas al otro lado del muro, pienso en su bella, caotica tierra, pienso en sus sonrisas, en lo amable y acogedores que son todos y pienso en el odio que llevan por dentro... no se ve, pero allí está. Huyen a todo intentando disfrutar de la cotidianidad pero es dificil acostumbrarse y resignarse a la situación que viven. El sueño de todos es poder irse, pero también poder volver, poder vivir serenamente. Irse por gusto no es lo mismo que irse por obligación.
Echo de menos la fuerza de esas personas con las raices tan agarradas al suelo y con la fantasia de volar.

Voy a dar una vuelta por la ciudad, voy al mar, dejo que pase el tiempo...
Hasta pronto, a todos! Tengo ganas de abrazaros!!

e poi...

Triste. Triste por haber dejado esa tierra encerrada. Triste porque yo puedo salir, pero ellos no.
Mi mancano le persone, il fuoco, gli alberi, anche gli scorpioni. Mi mancano le lunghe chiacchierate, la dabka e le risate.
Me voy pero se que volvere'.

Dai tetti di Gerusalemme, proibiti a chi vive dall'altra parte del muro, fra le viuzze, i colori e gli odori, mi sento un po' piu' libera ma anche un po' piu' triste. Ho visto cose e sfiorato esistenze che non si possono dimenticare.

Ho voglia di tornare a casa per chiacchierare con voi, per raccontare, per condividere, e perche' so che questa terra mi accogliera' presto, di nuovo, nello stesso modo: abbracciandomi dolcemente o fino a soffocare.

Mi sento confusa... preda di emozioni a volte estreme.
E da questo posto variopinto, radicale, e affascinante, vi lascio l'immagine della cupola d'oro della Roccia alle 8 del mattino, sotto il sole appena sorto, fra giardini deserti (solo qualche soldato). Vi lascio con i suoi colori e con il suono del Sofar nel muro del pianto.
Mi riimmergo fra le stradine labirintiche quelle che alle 8 del mattino erano quasi vuote, la vita stava aprendo gli occhi...

domenica 2 agosto 2009

Ultima serata insieme

La fine di un momento che non finisce qui.

Esperando un lejano amanecer... a disfrutar hasta el ultimo instante.

yalla, let's go!! :D