mercoledì 26 agosto 2009

Nostalgia

[Che difficile chiudere questo blog.] Quando sono partita, preda di mille paure, sapevo che dovevo andare, che lo dovevo a me stessa, era un desiderio profondo ed antico. Dal 1995 quella terra faceva un po' parte di me. Ora qualcosa è cambiato: quel che ho visto continua ad Esserci, là, anche prima c'era, ma ora anche per me È.
Ed io non sono più là, ma non sono ancora riuscita ad andarmene davvero. Non voglio andarmene. Passeggiavo per strada un giorno, a Ramallah, siamo passati in gruppo, nelle strade affollate, di fianco a dei giovani ragazzi, che -come spesso accade- hanno cominciato a guardare questo branco d'occidentali ed a ripetere "Wellcome! Wellcome!" a tutti quelli che passavano affianco a loro. In fondo c'eravamo io e Beesan, una ragazza palestinese che vive negli Stati Uniti: i ragazzi ci guardano e invece di dire "Wellcome!", sussurrano in arabo (me lo ha tradotto Beesan): "Ah! no, queste due sono di qui."
Immaginatevi il sorriso orgoglioso sul mio volto.
Lí mi sono fermata. E forse solo oggi ho ricominciato a tornare, prendendo coscienza della mia casetta, della mia vita e dei miei doveri giornalieri e sentendo l'abbraccio di chi, qui, fa parte della mia quotidianità, qui, dove vivo, ora. Solo oggi ho ricominciato a pensare, a programmare, ad immaginare quel che mi aspetta, a raccogliere forze ed entusiasmo per questo nuovo anno -fino alle prossima estate-, costellato di buoni propositi e basato su una nuova certezza: la Palestina c'è. L'ho vista e sentita e non la posso dimenticare. Quest'esperienza ci sará tutti i giorni, sotto forma di ricordo, di interesse, di curiosità, della speranza...
E non solo c'è la Palestina come entità astratta o fisica o lontana, ma ci sono anche tutti i volti delle persone che per me sono stati La Palestina.
Non riuscirei ad elencarli tutti, ma tutti li ricordo, con quello che mi hanno insegnato e quello che abbiamo condiviso, con le danze e le risate ed i grandi discorsi... gli abbracci ed i pianti. [Grazie di cuore!]
Mi tengo tutto quello che abbiamo vissuto e mi fermo qui, con quelli che con me torneranno, con quelli che sentirò ogni tanto -e mi emozionerò-, con quelli che ci aspettano.
Torno -felice- e saró felice di tornare.


[¡Qué difícil cerrar este blog!] Cuando me fui, presa de miles de miedos, sabía que tenía que ir, sabía que me lo debía, era un deseo profundo y antiguo. Desde 1995 esa tierra era un poco parte de mí. Ahora algo ha cambiado: lo que he visto sigue Existiendo, antes también existía, pero ahora, también para mí, Es.
Y yo ya no estoy allá pero aún no he conseguido irme de verdad. No quiero irme. Paseaba por la calle un día, en Ramallah, pasamos en grupo, por las calles abarrotadas, al lado de unos jovenes chavales, quienes -como pasa a menudo- se pusieron a mirar a este atajo de occidentales y a repetir "Wellcome! Wellcome!" a todos los que les desfilaban por delante. Al fondo estábamos Beesan -una chica palestina que vive en los EEUU- y yo: los chicos nos miraron y en cambio que decir "Wellcome!", susurraron en árabe (me lo tradujo Beesan): "ah! no, estas son de aquí."
Imaginaos la sonrisa orgullosa en mi cara.
Allí me quedé. Y quizá sólo hoy he empezado a volver, tomando conciencia de mi casita, de mi vida y de mis deberes diários, y sintiendo el abrazo de quien, aquí, es parte de mi cotidianidad, aquí, donde vivo, ahora. Sólo hoy he vuelto ha pensar, planear y organizar lo que me espera, a recoger fuerzas y entusiasmo para este nuevo año -hasta el próximo verano-, lleno de bueno propósitos y de una nueva certeza: Palestina existe. La he visto y sentido y no la puedo olvidar. Esta experiencia estará aquí conmigo todos los días, bajo la forma de un recuerdo, de un interés, de una curiosidad, de la esperanza...
Y no sólo la Palestina existe como entidad abstracta, o física, o lejana, sino que existen también todos los rostros de las personas que para mí han sido
La Palestina.
No podría enumerarlos todos, pero todos los recuerdo, con todo lo que me han enseñado y que hemos compartido, con las danzas, las risas y los grandes discursos... los abrazos y los llantos. [¡¡Gracias!!]
Me quedo con todo lo que hemos vivido y me quedo aquí, con los que volverán, con los que me darán noticias de vez en cuando -y me emocionaré-, con los que nos esperan.
Vuelvo -feliz- y estaré feliz de volver.


martedì 25 agosto 2009

L'altra parte del mondo

Tornando dalla Cisgiordania, ti ritrovi a Tel Aviv e non capisci più chi sei, dove sei capitato nè cosa ci fai lì.
Ci si perde nel caldo umido delle strade e fra i grattacieli cercando un po' d'aria condizionata, mi butto nel Mediterraneo (caldo pure quello), e fra birre ed occhiali da sole senti davvero che sei dall'altra parte del muro. Non solo ti senti "come a casa", ma ti senti quasi dall'altra parte dell'Oceano! Meno male che c'è Yafo che mantiene una radice di semplicità.

Volviendo de Cisjordania, te encuentras en Tel Aviv y no entiendes quién eres, dònde estàs ni qué haces allì.
Te pierdes en el calor humedo de las calles y entre los rascacielos buscando un poco de aire acondicionado, te das una zambillida en el Mediterraneo (caliente incluso él), y entre cervezas y gafas de sol sientes realmente que estàs al otro lado del muro. No solamente te sientes "como en casa", sino que te sientes casi al otro lado del oceano!
Menos mal que en Yafo se ah quedado una raìz de sencillez.




E quando arrivi in aeroporto ti rendi conto che NON sei ancora a casa! Lì si raccoglie e si attorciglia su se stessa tutta la falsità.
False e inutili sono le domande che mi fanno e vere ma non del tutto sono le mie risposte. Dico che studio ebraico (tralascio il dettaglio che studio anche arabo), dico che sono stata in Israele (tralascio il dettaglio che sono stata anche in Cisgiordania) e cominciano le domande più assurde: perchè studi ebraico? da quanto tempo? i tuoi genitori vanno alla sinagaga? quando? come si chiamano? sono stati in Israele? ... MA CHE DOMANDE SONO?? Cosa centrano con la sicurezza? Io non mento, ma rimango allibita, soprattutto quando, in una scala di pericolosità da 1 a 6, mi assegnano un 5 !! Su che base?? E poi se capisci che mento e vuoi stare più tranquillo, fammi domande più furbe!! Tra l'altro, con i servizi segreti che avete, non venitemi a raccontare che non sapete che sono stata in Cisgiordania!! Solo che non v'importa perchè non ho fatto proprio nulla di illegale! E allora, Perché??? perché mi dovete controllare la valigia? (e per di più il poliziotto giovane e simpatico fa finta di non vedere o non s'interessa per il dizionario di arabo che ho proprio lì davanti e che avrebbe potuto comportare altre mille domande...) perchè devo aver paura dei vostri controlli? perchè non posso dire la verità senza che mi trattiate come una delinquente??
Se volete sapere tutta la verità e davvero vi interessa, sono sicura che sapete a chi rivolgervi! perchè un turista non può viaggiare in pace, se non commette nessuna infrazione?? mi stanno bene i controlli, ma con un senso!
...neanche in Israele si è liberi se non si è Israeliani. La legge non è uguale per tutti.

Y cuando estàs en el aeopuerto te das cuenta de que aùn no estàs en casa. Allì se recoge y se enrosca toda la falsedad.
Falsas e inùtiles son las preguntas que me hacen y verdaderas pero no del todo son las respuestas que les doy. Digo que estudio hebreo (omito el detalle de que estudio àrabe también), digo que he estado en Israel (y omito el detalle que he estado en Cisjordania también) y empiezan las preguntas màs absurdas: Por qué estudias hebreo? Desde hace cuànto tiempo? Tus padres van a la sinagoga? Cuàndo? Còmo se llaman tus padre? Han estado alguna vez en Israel? ...QUé PREGUNTAS SON??? Qué tienen que ver con la seguridad?? Yo no miento pero me quedo sin palabras cuando veo que, en una escala de peligro que va del 1 al 6, me dan un 5 !! Por qué?? Ademàs, si entiendes que miento y te quieres quedar màs tranquilo por tu seguridad, hazme preguntas màs inteligentes!! Y ademàs con los servicios segretos que tenéis, no me contéis que no sabéis que he estado en Cisjordania! Sòlo que no os interesa porque no he hecho nada que fuese ilegal! Y entonces por qué?? Por qué me tenéis que controlar la maleta? (y ademàs el policia joven y simpàtico no ve o finge de no ver el diccionario de àrabe que tengo allì delante del todo y habrìa podido conllevar otras miles preguntas...) por qué tengo que tener miedo de vuestros controles? por qué no puedo decir la verdad sin que me tratéis como un delincuente?
Si de verdad queréis saber toda la verdad y de verdad os interesa, estoy segura de que sabéis a quiénes preguntar. Por qué un turista no puede viajar en paz, si no ha cometido ninguna inflaciòn?? Me parecen bien los controles, pero con sentido.
Tampoco en Israel estàs libre, si no eres Israelì. La ley no es igual para todos.

Un mondo a parte

Per Gerusalemme (Al-quds, Yerusalaim) mi rimetto a quel che ho scritto da là, alla sua incredibile bellezza e a tutti i contrasti che custodisce nel suo ventre. Al suo fascino e alle sue profonde ferite...


De Jerusalén (Al-Quds, Yerusalaim) dejo lo que escribí estando allá, su increible belleza y todos los contrastes que guarda en su vientre. Su encanto y sus profundas heridas...
[Gracias, Miki, por haberme hecho conocer también su luz y la música del sofar a las 8 de la mañana... inolvidable!]

























Persone6

Di Nablus, fra l'odore delle spezie e del bagno turco, la povertà delle stradine e il buio delle gallerie sporche, che trasudano dolore, la figura che non potrò scordare è quella del capo dei Samaritani che ci ha accolti nel biblico monte Garizim, a Nablus, però in Israele: un piccolo territorio, anche quello inaccessibile ai palestinesi.

De Nablus, entre el olor de las especias y del baño turco, la pobreza de las calles y la oscuridad de los túneles sucios, que trasudan dolor, la figura que no se me olvidará es el jefe de los Samaritanos, que nos acogió en el bíblico monte Garizim, en Nablus, pero en Israel: un pequeño territorio, este tambiés inaccesible para los palestinos.


Interessantissimo è stato ascoltare questo Samariatano che parlava arabo, ma conosceva perfettamente anche l'ebraico moderno e quello biblico e quello, ancor più antico, della Torah samaritana, antichissima.
Estremamente curiosa è la vita di questa piccola comunità chiusa fra l'endogamia e l'impossibilità di trovare donne per tutti... rispettuosa dei precetti e delle regole più antiche, mentre squillano i cellulari, in una stanza piena di antichissime Torah, dall'antichissimo alfabeto.
Si dicono equidistanti nel giudicare il conflitto che li avvolge, possono votare in entrambi le parti del muro, ma vivono seguendo impronte bibliche, generazione dopo generazione, secondo una linea che discende da Adamo ed arriva fino a qui.

Ha sido muy interesante escuchar este Samaritano que hablaba árabe, pero conocía perfectamente el hebreo moderno y el bíblico y el lenguaje aún más antiguo de la Torah samaritana, antiguísima.
Extremadamente curiosa es la vida de esta comunidad, encerrada entre la endogamía y la imposibilidad de encontrar mujeres para todos... respectuosa de los preceptos y las normas más antigua, mientra suenan los móviles y una habitación llena de antiguísimas Torah con un antiguísimo alfabeto.
Se dicen equidisantes en el juzgar el conflicto que los envuelve, pueden votar en ambas partes del muro, pero viven siguiendo huellas bíblicas, generación trás generación, según una línea que desciende de Adán y llega hasta aquí.

Persone5


Gerico si trova in posto bellissimo! In mezzo al deserto, dalle montagne si vede il Mar Morto e la Giordania, per la strada si scorgono accampamenti di beduini. Gerico ha un'atmosfera magica, si sente il fascino della storia che si mescola con la leggenda e si scontra con la situazione attuale.
Mohammad è stato protagonista nella piccola e povera scuola del campo di rifugiati di Gerico: con una storia inventata e due marionette ha regalato a quei bimbi un sacco di rumorose risate! Erano neri i bimbi sotto i 41 gradi di Gerico, sembrava d'essere in Africa. Erano belli e ci aspettavano con ansia e con gli occhini spalancati!

Gerichó está en un sitio estupendo! En el medio del desierto, desde las montañas se ve el Mar Muero y luego Jordania, por el camino se entreven los acampamientos de los beduinos. Gerichó tiene un aire mágico, se siente el ancanto de la historia que se mezcla con la leyenda y se estalla contra la situación actual.
Mohammad ha sido el protagonista en la pequeña y pobre escuela del campo de refugiados: con un cuento inventado y dos títeres ha regalado a esos niños un montón de ruidosas risas!! Eran negros los niños, bajo los 41 grados de Gerichó, era como estar en África. Eran guapos y nos esperaban con los ojos que brillaban.



E fra le montagne e le grotte, dove si dice che Gesù abbia passato 40 giorni e 40 notti resistendo alla tentazione del diavolo, da dove si gode di un panorama mozzafiato, e sotto il sole cocente, camminando, Melissa ed io ci siamo messe a chiacchierare con il signore che ci accompagnava: un'altra persona formidabile! Stava cercando di mettere su un'associazione con vittime della violenza tanto palestinesi come israeliane. Lui stesso aveva ricevuto uno sparo fra le scapole. E da queste situazioni al limite dell'umano, con persone che hanno vissuto tutto sulla loro pelle, dall'estrema sofferenza e dagli estremi della sofferenza cercava di ricostruire qualcosa, cercava frammenti di pace.
Non posso dimenticare di trasmettere il suo ammirevole sforzo.
In questo mondo d'odio e di risentimenti forse c'è ancora qualche fessura, qualche piccola speranza, "come una pausa d'imbarazzo".
Y entre montañas y cuevas, donde se dice que Jesús haya resistido 40 días y 40 noches a la tentación del diablo, de donde se disfruta de un panorama que quita el aliento, y bajo el sol, andando, Melissa y yo nos hemos puesto a charlar con el señor que nos acompañaba: ¡una persona formidable! Estaba intentando formar una asociación con víctimas de la violancia, palestinas e israelíes. A él mismo le dispararon entre los hombros. Y desde estas situaciones al límite de lo humano, con personas que lo han vivido todo sobre su piel (víctimas y verdugos, víctimas y víctimas), desde el extremo sufrimiento y desde los extremos del sufrimiento, intentaba reconstruir algo, buscaba fragmentos de paz.
No puedo olvidar de transmitir su admirable esfuerzo.
En este mundo de odio y resentimiento quiza queda alguna grieta, alguna esperanza, "como una pausa de embarazo".

Persone4

Jenin. La storia recente di Jenin è molto drammatica, gli scontri con l'esercito israeliano sono stati durissimi (consiglio di vedere il film "Jenin Jenin") e si vedono ancora dappertutto i buchi lasciati dagli spari sui muri delle case. Molte sono state ricostruite, ma... le persone sono sempre le stesse, o non sono più.
Per strada: nessuno! Però l'uomo che ci accompagnava mi ha consigliato di coprirmi la pancia, che (giuro!) non si vedeva!! è chiuso ed in silenzio il campo di rifugiati di Jenin.
Meno male che c'è The Freedom Theatre ( http://www.thefreedomtheatre.org/ ) !
Juliano l'ha fondato, figlio di Arna, una donna israeliana che è andata a Jenin e ha lavorato per i bambini senza sosta (consiglio il film documentario: "Arna's children"). Juliano fa un lavoro enorme, a volte non riconosciuto debitamente neanche dalle istituzioni locali, ma è senza dubbio la persona più magica e forte che abbia incontrato in questo viaggio!
La voce di Jenin non può che essere lui, con i suoi ragazzi! Il suo volto ed il suo carisma sono un esempio ed una viva speranza.

Jenin. La historia reciente de Jenin es realmente dramática, los enfrentamientos con el ejército israelí han sido muy duros (aconsejo la peli: "Jenin Jenin") y aún se ven los boquetes de los disparos en los muros de las casa. Muchas han sido reconstruidas, pero las personas no, ellas siempre son las mismas... o ya no son.
Por la calle: nadie. No obstante, el hombre que nos acompañaba me aconsejó de cubrir bien la barriga que (juro!) no se veía. Está encerrado y en silencio el campo de refugiados de Jenin.
Menos mal que está The Freedom Theatre ( http://www.thefreedomtheatre.org/ ) !
Juliano lo fundó, hijo de Arna, una mujer israelí que se fue a vivir en Jenin y allí trabajo para los niños sin parar (aconsejo la película documental: "Arna's children"). Juliano hace un trabajo enorme, que a veces ni las instituciones locales reconocen como debido, sin duda es la persona más fuerte y mágica que haya encontrado en este viaje! Su rostro y su carisma son un ejemplo y una viva esperanza!


lunedì 24 agosto 2009

Persone3

Hebron è pieno di gente. Caotico. Hebron è la città in cui abbiamo fatto più incontri. Hebron è la città dove i soldati occupano i secondi piani delle case, per controllare la situazione dall'alto, e buttano qualsiasi tipo di rifiuto (organico e non) sulle stradine in cui i palestinesi espongono le loro bancarelle. Si sono dovute cotruire reti, come tetti, sulla testa della gente per ovviare almeno ai danni più gravi.
Hebron è la città in cui ho respirato più odio.

Hebron está lleno de gente. Caótico. Hebron es la ciudad en la que hemos encontrado más personas. Hebron es la ciudad en la que los soldados ocupan los sugundos pisos de los edificios, para controlar la situación desde arriba, y tiran todo tipo de desechos (horgánico y no) en las callecitas donde los palestinos mostran sus puestecillos. Han tenido que construis redes, como techos, arriba de la cabeza de la gente para obviar por lo menos a los daños más graves.
Hebron es la ciudad en la que he respirado más odio.


Questi bei ragazzini ebrei sono in fondo alla zona (sorvegliata dall'esercito) della Tomba dei Patriarchi, prima (ripeto: prima) dell'inizio dell'insediamento ebraico. Cosa stanno facendo? Guadaganano terreno, perché no?! Sradicano gli ulivi (che di solito coltivano i Palestinesi) per piantare le loro palme ebraiche.
Non è colpa loro, piccoli! Ma... chi ha la responsabilitá di crescere questi bambini con tanto assurdo odio??? e perché???

Estos graciosos niños judíos están al fondo de la zona (vigilada por el ejército) de las Tumbas de los Patriarcas, antes (repito: antes) del comienzo del asentamiento judío. ¿Qué están haciendo? Ganan terreno, ¿por qué no? Erradican los olivos (que normalmente cultivan los palestinos) para plantar palmeras judías.
No es su culpa, pequeños! Pero... ¿quién tiene la responsabilidad de crecer a estos niños con tanto absurdo odio??? y por qué???

Bisogna ammettere che non tutti gli Israeliani sono cattivi. Questa signora faceva parte di una associazione israeliana che controlla che i militari nei check point rispetino le regole. Probabilmente è grazie a lei che siamo riusciti ad entrare nell'insediamento ebraico e proprio lì, all'altro lato della strada c'erano tre negozietti di artigiani palestinesi che resistono e non se ne vanno! Per loro è stato un giorno di festa: nessuno compra mai lì e noi gli abbiamo portato un po' di soldini e spero anche un po' di gioia, anche solo per un attimo... che vita!

Hay que admitir que no todos los israelíes son malos. Esta señora trabaja con una asociación israelí que controla que los militares en los check points respeten las normas. Probablemente fue gracias a ella que conseguimos entrar en el asentamiento judío y justo allí, al otro lado de la calle, estaban tres tiendecitas de artesanos palestinos que resisten y no se van! Para ellos habrá sido un día de fiesta ya que nadie compra nunca allí y nosotros le llevamos un poco de dinero y espero un poco de alegría también, aunque fuese sólo por un momento... ¡¡qué vida!!




Foto rubata a dei coloni: kippah grande e lunghi ricci...
Foto robada a unos colonos: kippah grande y largos rizos...



E non potrò scordare il volto della bimba che ci aspettava all'ultimo piano della sua casa: ultimo piano che i soldati avevano bruciato per costringere la famiglia ad andarsene. Era tutto nero! Siamo saliti sul terrazzo di questa casa, la bimba riposava su un materasso e ci guardava incuriosita. Da lassù si potevano vedere le bandiere israeliane sparse intorno, i cimiteri, le grandi cisterne d'acqua bianche e azzurre e la piccola cisterna d'acqua di questa familia, sul tetto della casa, giusto affianco a noi, con due spari molto bassi che la rendevano inutilizzabile.
E sul tetto di una casa lì di fianco, tre soldati, uno di loro con la chitarra, che, vedendoci su un tetto nemico, noi, internazionali, muniti di macchine fotografiche, hanno avuto la bella idea di cantare e squarcia gola canzoni in ebraico (dovevano far capire chi comandava) e di fissarci con gli occhi e con la loro tipica mitraglietta (sembra una ventiquattrore). La sensazione era di essere minacciati, sentivo paura, non mi sentivo tranquilla. Sono lì, uno di fianco all'altro e NON convivono affatto. Ad Hebron si ti rimescolano le viscere.
Y no podré olvidar el rostro de la niña que no esperaba en el último piso de su casa: el último piso que los soldados habían quemado para obligar la familia a que se fuera. Era todo negro! Subimos a la terraza de esa casa, la niña estaba tumbada en un colchón y nos miraba con curiosidad. Desde allá se podían ver las banderas israelíes por los alrededores, los cementerios, las grandes cisternas de agua blancas y azules y la pequeña cisterna de agua de esa familia, en cima del techo de casa, justo a nuestro lado, con dos agujeros de balas muy bajos, que la hacían inutilizable.
Y en el techo de la casa del lado, tres soldados, uno de ellos con guitarra, que viéndonos en un techo-enemigo, nosotros, internacionales con camaras de fotos, han tenido la buena idea de cantar canciones en hebreo (tenían que declarar quien era el jefe) y de puntarnos con la mirada y con su típica mitralleta (parece un maletín). La sensación era que estábamos amenazados, tenía miedo, no me sentía tranquila.Están allí, uno al lado de otro, y NO conviven para nada. En Hebron se te revuelven las vísceras.