Triste. Triste por haber dejado esa tierra encerrada. Triste porque yo puedo salir, pero ellos no.
Mi mancano le persone, il fuoco, gli alberi, anche gli scorpioni. Mi mancano le lunghe chiacchierate, la dabka e le risate.
Me voy pero se que volvere'.
Dai tetti di Gerusalemme, proibiti a chi vive dall'altra parte del muro, fra le viuzze, i colori e gli odori, mi sento un po' piu' libera ma anche un po' piu' triste. Ho visto cose e sfiorato esistenze che non si possono dimenticare.
Ho voglia di tornare a casa per chiacchierare con voi, per raccontare, per condividere, e perche' so che questa terra mi accogliera' presto, di nuovo, nello stesso modo: abbracciandomi dolcemente o fino a soffocare.
Mi sento confusa... preda di emozioni a volte estreme.
E da questo posto variopinto, radicale, e affascinante, vi lascio l'immagine della cupola d'oro della Roccia alle 8 del mattino, sotto il sole appena sorto, fra giardini deserti (solo qualche soldato). Vi lascio con i suoi colori e con il suono del Sofar nel muro del pianto.
Mi riimmergo fra le stradine labirintiche quelle che alle 8 del mattino erano quasi vuote, la vita stava aprendo gli occhi...
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